I giornalisti non esistono
Jacques Lacan, il prolisso ed enigmatico psicoanalista freudiano che ha fatto tendenza in Europa per alcun tempo, diceva nelle sue conferenze che “la donna non esiste”. Chissà che cosa voleva davvero significare, accompagnato com’era da belle donne.

Jacques Lacan, il prolisso ed enigmatico psicoanalista freudiano che ha fatto tendenza in Europa per alcun tempo, diceva nelle sue conferenze che “la donna non esiste”. Chissà che cosa voleva davvero significare, accompagnato com’era da belle donne. Va detto però, magari più alla svelta e senza retroscena inconsci, che i giornalisti non esistono. Esistono gli editori che rischiano il capitale, esistono poi nei giornali e nelle televisioni e nel web e alla radio e dovunque si chiacchieri e racconti persone che hanno passione culturale e politica, e che sono capaci di riversarla in una professione amatoriale, instabile, contigua ad altre vocazioni oratorie o fantastiche. Come l’avvocatura o l’accademia o la letteratura romanzesca o la storiografia o il sacerdozio, e soprattutto una vocazione contigua alla politica. Il giornalista come depositario di un segreto professionale esoterico ed esperto, capace di una visione del mondo che nasce dalla deontologia del mestiere, deputato a fungere da vestale dell’opinione pubblica, padroneggiato e tiranneggiato dal suo signore e dio unico che sarebbe il lettore, è una fottutissima impostura ideologica di matrice commerciale, pubblicitaria, affermatasi al principio del secolo scorso per vendere meglio le saponette all’insegna dell’imparzialità e di una quasi magica attitudine a essere paolinamente “tutto in tutti”. Balle.
Che una ventata di spazzatura antipolitica investa ora la professione del “cameriere” a mezzo stampa, per usare il linguaggio piatto e banale di un comico famoso, può perfino essere una buona notizia. Un richiamo alla realtà da trattare con ironia e autoironia. Basta che i comitati di redazione scesi metaforicamente in piazza contro la piazza che li chiama servi, quei cidierre che sono il tipico idolo di teatro di una “missione” di libertà che in realtà è affidata al pluralismo e alla relativa indipendenza degli editori che rischiano il capitale, di cui i giornalisti “indipendenti” sono dipendenti a tutti gli effetti di legge e di contratto, non credano scioccamente nell’esistenza di un giornalismo dalla schiena dritta, privo di legami con i conflitti sociali e culturali e politici del quotidiano. Basta che non si risentano scioccamente e non invochino una purezza di mestiere che da sempre fa ridere scrittori, filosofi, aforisti e gente comune. Il giornalismo è un mestieraccio felicemente sporco e partigiano, come felicemente sporca è la società dei conflitti, della comunicazione via denaro, della ricerca della verità in mezzo al trionfo della menzogna pubblica e privata, della circolazione delle idee e delle contraffazioni delle idee tra uomini e donne che felicemente vivono nel peccato e nell’ipocrisia.
Che una ventata di spazzatura antipolitica investa ora la professione del “cameriere” a mezzo stampa, per usare il linguaggio piatto e banale di un comico famoso, può perfino essere una buona notizia. Un richiamo alla realtà da trattare con ironia e autoironia. Basta che i comitati di redazione scesi metaforicamente in piazza contro la piazza che li chiama servi, quei cidierre che sono il tipico idolo di teatro di una “missione” di libertà che in realtà è affidata al pluralismo e alla relativa indipendenza degli editori che rischiano il capitale, di cui i giornalisti “indipendenti” sono dipendenti a tutti gli effetti di legge e di contratto, non credano scioccamente nell’esistenza di un giornalismo dalla schiena dritta, privo di legami con i conflitti sociali e culturali e politici del quotidiano. Basta che non si risentano scioccamente e non invochino una purezza di mestiere che da sempre fa ridere scrittori, filosofi, aforisti e gente comune. Il giornalismo è un mestieraccio felicemente sporco e partigiano, come felicemente sporca è la società dei conflitti, della comunicazione via denaro, della ricerca della verità in mezzo al trionfo della menzogna pubblica e privata, della circolazione delle idee e delle contraffazioni delle idee tra uomini e donne che felicemente vivono nel peccato e nell’ipocrisia.